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Lezioni di pesca: il marketing a portata di impresa

Lezioni di pesca: il marketing a portata di impresa

Il marketing: introduzione e azioni basilari 

Quando si parla di marketing, ultimamente, si ha la sensazione che si stia parlando di una tecnica per ottenere più visibilità, generalmente sui social. Web marketing, facebook marketing, instagram marketing e via di questo passo.

Niente di più falso e niente di più parziale. Non sto dicendo che il web non possa fare parte di una strategia di marketing, ovvio, ma non è tutto lì.

Partiamo dal principio: cosa è il marketing?

“Il Marketing è l’attività, insieme di istituzioni e processi per creare, comunicare, offrire e scambiare le offerte che hanno valore per i consumatori, clienti, partner, e la società in generale.”, si legge su Wikipedia. Per semplificare diremo che il marketing è quell’insieme di attività che partono dalla strategia per arrivare alle azioni concrete alla base di ogni azienda che proponga un prodotto o un servizio al mercato di riferimento. Nel marketing si studiano e si organizzano tutte le attività aziendali: la comunicazione, la vendita, la pubblicità, la distribuzione. Basandosi sulla strategia e sui piani di marketing si organizza l’amministrazione della azienda. Insomma: il marketing è il punto di partenza per farsi conoscere, trovare clienti, guadagnare il denaro che si desidera.

E adesso che lo sappiamo, che si fa?

A questo punto sappiamo che il marketing è alla base di un’impresa. Senza, non si può sperare di avere successo. E come ogni base che si rispetti se è fatto male darà vita ad un progetto fatto male. Quindi quando si parte, è bene farlo con il piede giusto e le giuste competenze.

Alla base di tutto c’è la strategia. Una buona strategia di marketing studia il prodotto o il servizio, il mercato di riferimento, il posizionamento, l’offerta. Poi si passa alla pianificazione: gli strumenti, le azioni e gli obiettivi per arrivare ai risultati. Per ultimo (ma, come dicono gli americani, “last but not least” – ultimo ma non meno importante) l’azione.

Perché senza motore non si arriva da nessuna parte.

Articolo scritto da Sabrina Antenucci, Speaker congresso DonnaON 2020 e presentatrice Congresso DonnaON PRO 2019/2020.

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L’importanza di scegliere il Tacco giusto

L’importanza di scegliere il Tacco giusto

Quante volte ti sei trovata a dire “vabbè una scarpa vale l’altra” ma che tu ci creda o meno, non è così. E noi donne sappiamo benissimo che non è così.

Una scarpa non vale l’altra, ne tantomeno un Tacco è equivalente all’altro soprattutto quando hai in agenda un impegno importante che riguarda la tua vita professionale.

E se quella data può essere uno spartiacque importante per la tua carriera non puoi permetterti di lasciare tutto al caso. E no!

Nel momento stesso che hai fissato giorno e ora, inizi ad andare alla ricerca dell’outfit perfetto. Perché tu, come è naturale che sia, vuoi sentirti perfetta esprimere te stessa al massimo delle tue potenzialità, sentirti a tuo agio e trasmettere sicurezza e preparazione con ognuna delle persone che incrocerai.

E’ qui che la frase “vabbè una scarpa vale l’altra” non convince anche te.

L’abito, il make-up, i capelli, le scarpe con il tacco racconteranno di te e gli altri ti valuteranno per quello che vedranno e poi sentiranno.

Ma in tutta questa ricerca le scarpe, i tacchi, hanno un ruolo ancora più grande. Si perché sceglierle male i tacchi precluderebbe inesorabilmente tutta la preparazione a cui ti sei dedicata.

Quell’immagine che vuoi far vedere agli altri e con la quale vuoi rafforzare la tua professionalità, preparazione sull’argomento, e/o esperienza maturata in un determinato campo sono il tuo primissimo biglietto da visita.

Convieni con me che scegliere un qualsiasi paio di scarpe (con il tacco) potrebbe risultare una scelta azzardata.

E ti dirò di più.

Hai presente quando vedi una bella donna, vestita di tutto punto con delle scarpe favolose che ha però un’andatura un impacciata, che ha il viso arricciato con delle smorfie di dolore a causa delle scarpe che le fanno male?

Ecco è qui che i tuoi tacchi possono interferire con la tua professione. Perché guardando quella donna senti come se qualcosa non fosse “al suo posto” e il tuo cervello ti dice “non mi convince” e farai una fatica ancora più grande a trasmettere te stessa e la tua preparazione.

E allora come fare per scegliere i tacchi giusti per soffrire meno?

Parti dalle basi, parti dalla conoscenza del tuo piede e delle sue caratteristiche.

E’ assolutamente sconsigliato scegliere, soprattutto per te che hai una pianta larga, la decolleté perché significherebbe assicurarti di soffrire tanto e da subito. Mentre l’ideale sono dei tacchi con una pianta più larga, con cinturini e un’altezza di qualche centimetro più bassa rispetto a quelle che sei abituata ad indossare. E se solitamente non li porti, scegli un tacco non alto, tipo 4-5 cm, magari largo e con 1 cm di plateau.

Se invece hai una pianta stretta con un’arcata plantare alta si alle decolleté, sempre meglio con dei cinturini per evitare che si sfilino mentre cammini e poi rischi di perderle nel bel mezzo della tua esposizione.

E per andare sul sicuro, preferisci un paio di tacchi di colore chiaro, meglio se del tuo stesso incarnato perché si abbineranno a qualsiasi abito (metti che all’ultimo tu cambi idea) e non taglieranno la tua figura, soprattutto se avrai dei cinturini.

E se non volessi scegliere i tacchi per l’occasione?

Il mio consiglio è sempre quello di scegliere un po’ di tacco perché è risaputo che una donna con il tacco (senza discriminazione di altezza) si sente più sicura di sé.

 

Articolo scritto da Anna Natale, Speaker congresso DonnaON 2020 e parte del Team DonnaON 2020.

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DA LIMITE A SFIDA

DA LIMITE A SFIDA

Ogni Obiettivo, per quanto M.A.G.I.C.O. (Misurabile, Attuabile, Grandioso, Identificato, Collocato nel tempo, Onesto), ha un nemico: le convinzioni limitanti… e se credi di esserne priva leggi fino in fondo.

La convinzione è una componente chiave della nostra struttura profonda e insieme ai principi morali dà significato alla nostra realtà. Sono loro a darci certezza circa la realtà e influenzano il nostro pensiero e il nostro focus, sempre loro motivano le nostre scelte e la capacità di concretizzarle. Nascono dalle nostre esperienze e, spesso, da esperienze raccontate, da mappe mentali altrui quali genitori, insegnanti, amici, i media, entrano nella nostra testa e creano un sistema di credenze che fa da filtro alle nuove esperienze. Quando sono potenzianti nulla quaestio, altro discorso va fatto per le convinzioni limitanti; la sfida, in questo caso, è rimuoverle o – ancor meglio – sostituirle.

Il primo passo è pesare le parole che ti rivolgi, cambiare il modo in cui parli a Te stessa. Le parole, sono le prime a tessere la tela delle convinzioni … Ogni volta che dirai a Te stessa “sono un disastro in amore”, starai predisponendo la trama della tua prossima storia, ancor prima che un nuovo incontro si materializzi. Cosa puoi fare per prendere Tu in mano la regia e dare alla tela i Tuoi colori? Cancella subito ogni affermazione di questo genere, correggi la frase l’istante dopo averla pronunciata, magari con un “ho fatto alcune scelte sbagliate nel passato”, evita di identificare Te stessa con il disastro amoroso e renditi conto che, al più, in passato hai fatto scelte sbagliate.

Usa questo favore anche alle persone che Ti circondano, se ti senti dire a Tuo figlio “sei un disordinato”, correggiti immediatamente con “ti stai comportando da disordinato”, puoi non crederci ma fa la differenza!

Vuoi sostituire le convinzioni limitanti con altre potenzianti? Bene, prendi un foglio e una penna, fallo ora e scrivi, identifica le convinzioni limitanti, partendo dalla più palese, ad es. “sono troppo vecchia per imparare una nuova lingua”, fissale su un foglio, ora osservale, ribaltale, una ad una, cancella e scrivi la nuova! Fallo per ognuna. Quando avrai il tuo nuovo elenco cerca conferme nel tuo passato, in ogni occasione nella quale hai avuto successo, o nelle storie di qualcun altro che può essere un esempio e poi agisci!

Se sei solita ripeterti “sono troppo pigra per la palestra”, mettiti scarpe comode e cammina! La manna è già scesa dal cielo e difficilmente tornerà, se vuoi qualcosa dovrai andare a prendertela.

 

Articolo scritto da Onorina Domeniconi, Speaker congresso DonnaON 2020 e selezionata per il percorso DonnaON PRO 2019/2020.

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Sapevi che il 95% delle nostre decisioni avviene  in maniera istintiva?

Sapevi che il 95% delle nostre decisioni avviene in maniera istintiva?

Hai capito bene: solo il 5% delle decisioni che prendiamo avviene in maniera logica e razionale.

Il 95% delle volte invece, prendiamo una decisione di pancia, ed eventualmente cerchiamo di razionalizzarla in un secondo momento.

Sono Giulia Fidilio e sono una Behavioural Finance Coach, ossia un Coach specializzato in Finanza Comportamentale. So che potrebbe sembrare noioso e complicato, ma al contrario, è un mondo affascinante e divertente.

Ma di che cosa si tratta esattamente?

Di quella disciplina  complementare alla Finanza tradizionale che rende tutto più a umano e interessante.

Partiamo da un dato importante: l‘Economia e la Finanza tradizionali hanno fallito nel tentativo di spiegare il comportamento dell’essere umano quando si tratta di compiere scelte di carattere finanziario.

In teoria siamo bravi e le sappiamo tutte: infatti spesso sappiamo come ci dovremmo comportare in alcune situazioni. A livello logico e razionale.

Solo che poi…non lo facciamo. Perché? Perché non siamo affatto esseri così logici e razionali come ci piace pensare.

Sembra strano, lo so, eppure è veramente così.

Ormai è scientificamente dimostrato che le nostre decisioni avvengono al 95% in maniera istintiva e automatica. Hai capito bene: solo il 5% delle decisioni che prendiamo avviene in maniera logica e razionale. Il 95% delle volte invece, prendiamo una decisione di pancia e poi cerchiamo di razionalizzarla in un secondo momento.

Perché? Semplicemente perché il nostro cervello che funziona così.

Ogni essere umano deve processare enormi quantità di informazioni ogni giorno, e deve prendere decisioni. Per non impazzire – e per non perdere troppo tempo in decisioni semplici tipo “acqua: liscia o gassata?” – il nostro cervello ricorre a delle scorciatoie, che in gergo si chiamano euristiche.

Vale a dire che si creano degli automatismi che ci permettono di decidere più velocemente. Equivale un po’ ad avere una sorta di pilota automatico inserito insomma.

Queste euristiche – o scorciatoie, appunto – ci aiutano a risolvere le sfide che affrontiamo quotidianamente e che possiamo suddividere in queste quattro categorie:

  1. Difficoltà di comprensione
  2. Mancanza di tempo
  3. Sovraccarico di informazioni
  4. Indecisione

Vediamole più nel dettaglio.

Difficoltà di comprensione

Quando non riusciamo a capire bene qualcosa oppure ci risulta poco chiaro, tendenzialmente “riempiamo gli spazi” ricorrendo a generalizzazioni.

Mancanza di tempo o necessità di prendere una decisione rapida

Quando non abbiamo abbastanza tempo per valutare, tendiamo a scegliere ciò che ci sembra

  • più facile;
  • più familiare;
  • più fattibile.
Sovraccarico di informazioni

Mai sentito parlare di ascolto selettivo? Significa semplicemente che quando riceviamo troppe informazioni, diventiamo selettivi in ciò che notiamo. In questo modo tendiamo a notare o a dare più enfasi a cose che riusciamo a richiamare alla mente con facilità.
In alcuni casi arriviamo a tralasciare o omettere parte delle informazioni ricevute.

 

Indecisione

Quando non siamo sicuri di cosa dobbiamo sapere o cosa dobbiamo ricordare, sentiamo solo ciò che percepiamo come importante.

 

Abbiamo visto come il nostro cervello “lavora per noi” creando delle scorciatoie mentali per aiutarci a semplificare le cose e a prendere decisioni in maniera più rapida.

Il che funziona benissimo finché si tratta di decisioni semplici o finché ci aiuta a guidare come se avessimo il pilota automatico inserito.
Funziona un po’ meno bene, come avrai intuito, quando ci porta a prendere decisioni affrettate in ambito finanziario.

 

Articolo scritto da Giulia Fidilio, Speaker congresso DonnaON 2020.

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Essere o diventare freelance

Essere o diventare freelance

George Eliot scriveva a fine Ottocento: “Non è mai troppo tardi per diventare la persona che avreste voluto essere”. In realtà il suo nome era Mary Ann Evans ed è stata una delle più famose e amate autrici dell’epoca vittoriana.

 

Perché vi racconto questo? Perché oggi per fortuna non è più necessario utilizzare uno pseudonimo maschile per farsi strada a livello professionale nel mondo del lavoro. Va però detto che alcuni ambiti restano per noi difficili da scalare, ma le statistiche ci dicono che siamo sempre le più preparate, ci formiamo molto di più e abbiamo la capacità di gestire con maggior umanità situazioni complesse.

Questo ci fa onore, ma spesso ci sentiamo inadeguate di fronte ai colleghi uomini che – apparentemente – si dimostrano sempre sicuri di loro stessi con un Ego sconfinato.

E noi possiamo partire da qui!

Siamo più preparate e loro hanno un Ego sconfinato.

Essere freelance: questione di forma mentis

Il primo importante passo per creare o riconquistare il proprio ruolo professionale è avere consapevolezza delle proprie competenze e comprendere quali valori ci contraddistinguono e ci guidano. Potrebbe essere utile, in questo senso, rispondere a queste domande:

  • Chi sono?
  • Che cosa faccio?
  • Per chi lo faccio?
  • Come lo faccio?
  • Perché lo faccio?

Le prime due domande riguardano la nostra identità e la percezione che abbiamo del nostro valore. Dalle altre risposte comprenderemo il nostro grado di consapevolezza, il cuore del progetto, la sua fattibilità, la motivazione che ci spinge.

Il freelance, lo evidenzia il termine che ci contraddistingue, è costantemente in equilibrio tra LIBERTA’, COMPETENZA E RISCHIO. Avere il giusto mindset o imparare a svilupparlo sarà il nostro primo obiettivo. Essere flessibili, determinati, proattivi, resilienti, organizzati sono solo alcune delle caratteristiche del freelance.

Come ci si arriva? Studiando ogni giorno e aggiornandosi, scegliendo i corsi giusti e le persone da seguire sul web e nella vita, frequentando gli eventi in linea con il nostro progetto.
Stabilito il punto di partenza, avremo maggior chiarezza anche sulle nostre competenze.

Come si fa un bilancio di competenze

Al di là dei test per l’autoanalisi, è essenziale che tu abbia familiarità con le tue caratteristiche personali. All’inizio puoi cominciare questo percorso da sola per iniziare a lavorare e trovare i primi clienti.

Poi, quando sarai pronta a investire su te stessa e sulla tua visione, potrai rivolgerti a un professionista di coaching per correre più veloce e mettere a punto tutti i tuoi servizi più rapidamente.

Prendi un foglio bianco per sentirti libera e sistemalo davanti a te sulla scrivania o sul tavolo della cucina. Ti ci ritrovi? Ti capita di ritagliarti uno spazio di tempo tutto tuo per riflettere la mattina, quando tutti dormono ancora o quando sono usciti di casa?

Ora scrivi di getto e in ordine sparso:

  • Quali sono le caratteristiche che senti di avere e gli altri ti riconoscono?
  • Quali valori ti animano? Cosa faresti sempre e non faresti mai?
  • Quali sono i tuoi interessi professionali?
  • Cosa ti piace maggiormente fare?
  • In quali ambiti ti sai muovere con leggerezza? Dove ti senti più capace?

Scrivere ci aiuta a chiarire chi siamo oggi e come evolviamo, con le nostre sfumature, paure e punti di forza. Scrivere ci permette di stringere un patto con noi stesse per continuare a migliorare e tendere verso la persona che vogliamo diventare.

A DonnaON condivideremo ogni passaggio di questa fare iniziale per porre le basi del nostro progetto.

 

E ricorda: aggiornarsi sempre, arrendersi mai.
#InsiemeèMeglio

 

Articolo scritto da Barbara Reverberi, Speaker congresso DonnaON 2020 e selezionata per il percorso DonnaON PRO 2019/2020.

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