Le relazioni tra la donna e la magia-stregoneria

Le relazioni tra la donna e la magia-stregoneria

Nonostante la scienza abbia sempre inseguito una spiegazione razionale delle cose, nell’essere umano ha sempre allignato un bisogno insopprimibile del magico e dell’occulto, volto ad esplorare ed a carpire i poteri di tante forze soprannaturali.

Accanto a quella che molti storici definiscono magia “colta”, caratterizzata da formule contenute in grandi libri, amuleti e ritualità, ne esiste anche una più popolare, praticata dalle donne del popolo, appartenenti, di solito, alle classi più umili.

Si tratta di una magia esercitata attraverso incantesimi, filtri e talismani; ma il potere di queste maghe oltrepassa l’ambito della cura delle malattie organiche, esse sono infatti capaci di allontanare le influenze maligne e non è da escludere che possiedano anche i segreti per assoggettare le persone al loro potere.

Ecco allora che a queste maghe, fattucchiere, streghe, viene attribuita la relazione con il demonio che andrà ad alimentare l’immagine leggendaria della strega notturna e della donna che, al calare delle tenebre, si trasforma in animali terrificanti.

Il problema della donna e delle sue relazioni con Satana e con le forze occulte è problema molto sentito dalle religioni ed in particolare da quella cristiana; è per questo che, accanto alla leggenda, si sono formate nei secoli una cospicua letteratura e tutta una serie di leggi volte ad arginare e sopprimere il fenomeno.

Risale ad esempio al X secolo il Canon Episcopi, la celebre opera del cronista tedesco e arcivescovo di Treviri, Reginone di Prum, un manuale di disciplina ecclesiastica destinato, come dichiara il titolo stesso, ai vescovi che invita a non sottovalutare la presenza di donne depravate che si concedono a Satana o che si lasciano sedurre da incantesimi e da fantasmi diabolici.

Le donne depravate di cui parla Reginone sono donne schiacciate dalla miseria, costrette a condurre una vita fatta di stenti e di continue rinunce che proiettano il desiderio di un’esistenza spensierata nelle allucinazioni procurate con l’assunzione di sostante ricavate da erbe ritenute malefiche, come la Belladonna o la segale cornuta.

Gli incontri con Satana appaiono così come una compensazione materiale per le privazioni che queste donne sono costrette a sopportare nella vita quotidiana ed una sorta di delirio su base allucinatoria elevato a sistema di vita.

 

 

Articolo scritto da Marinella Peri, Speaker congresso DonnaON 2020.

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Donne e denaro: attenzione all’Underconfidence

Donne e denaro: attenzione all’Underconfidence

Come abbiamo visto nei due articoli precedenti, secondo la Finanza Comportamentale noi esseri umani non siamo poi così razionali come ci piace pensare.

Infatti, a causa della grande quantità di decisioni che dobbiamo compiere ogni giorno, il nostro cervello adotta delle scorciatoie mentali – o euristiche – per semplificare e velocizzare il nostro processo decisionale.

Oltre a questo, in qualità di essere umani – indipendentemente dal genere – siamo tutti naturalmente esposti ad una serie di errori di giudizio noti come distorsioni cognitive o, in inglese, bias.

Cosa sono e come si formano questi “bias”?

Queste distorsioni cognitive rappresentano una deviazione dalla norma e dalla razionalità.
Semplificando: significa che ognuno di noi vede e valuta la realtà in modo diverso in base ad una serie di fattori quali:

  • i propri preconcetti e pregiudizi
  • regole ancestrali ereditarie
  • esperienze passate
  • fattori ambientali
  • fattori sociali

Questo significa che molto spesso anche quando crediamo di prendere una decisione in maniera obiettiva e razionale, in realtà ci stiamo basando su dati soggettivi o ci stiamo lasciando governare dalle emozioni.

Se ricordi, abbiamo visto che prendiamo decisioni istintive nel 95% dei casi.

In sostanza questo si traduce nel fatto che spesso produciamo scelte inefficaci e inefficienti. E questo in ambito finanziario significa perdere denaro. 

Vale davvero per tutti, anche nel caso di persone apparentemente ragionevoli e intelligenti, con un buon livello culturale, che magari ricoprono posizioni di responsabilità verso gli altri.

Nessuno è immune da queste distorsioni, come ti dicevo: uomini e donne, indipendentemente dall’età.
Eppure, secondo le statistiche, qualche piccola differenza tra uomini e donne c’è.

Per quanto riguarda noi donne, il nostro rapporto con il denaro è spesso caratterizzato dall’underconfidence.

 L’Underconfidence è una delle tante distorsioni cognitive, e non è altro che una scarsa fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.

In contrapposizione con il suo opposto, l’overconfidence – ossia un’eccessiva fiducia in sé stessi e le proprie capacità – che risulta essere una distorsione più frequente negli uomini.

Semplificando, ancora una volta, potremmo dire che nella maggior parte dei casi, laddove la donna si sente più insicura o comunque meno preparata, tende alla cautela. Mentre l’uomo tende ad osare di più.

Attenzione: non sto dicendo che sia così nel 100% dei casi. Le statistiche ci dicono che questo è ciò che avviene nella maggioranza dei casi.

Secondo uno studio della Consob del 2016* infatti, nonostante le donne siano perfettamente in grado di gestire il budget familiare, quando si tratta di decisioni importanti o dinamiche di investimento spesso si sentono inadeguate. la conseguenza è che si affidano al partner o rimangono nell’immobilismo.

* Report on financial investments of Italian households – Behavioural attitudes and approaches

 

 

Articolo scritto da Giulia Fidilio, Speaker congresso DonnaON 2020.

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Quando il perché non basta

Quando il perché non basta

Il tempo che hai a disposizione sembra non bastarti mai? Non riesci a portare a termine tutto ciò che vorresti e arrivi a sera stanca?
Probabilmente hai già messo in pratica molte tecniche di gestione del tempo e sicuramente continui a scoprire di nuove.
Ma oggi porterò la tua attenzione su un aspetto che, vedrai, avrà il potere di rivoluzionare tutta la tua vita.

Nulla può cambiare davvero senza una vera motivazione alla base. Che cosa intendo?

Vedi, io stessa ho letto ogni libro che ho avuto a disposizione sul Time Management e ho frequentato i corsi dei migliori esperti internazionali di gestione del tempo. Ma ho dato un vero giro di volta alla mia vita e al mio business quando ho partorito il mio primo figlio Noah.

Prima della sua nascita lavoravo (non sto esagerando!) una media di 10 ore al giorno, indifferentemente tra giorni festivi e feriali: amavo (amo ancora, anzi di più) il mio lavoro, la mia attività, tutto ciò che negli anni sono andata a creare di buono, attraverso il mio business di successo.

Il lavoro non mi pesava, tutt’altro, ma mi prendeva tempo. Quella risorsa che, una volta partorito, desideravo dedicare il più possibile a mio figlio. Non senza fatica, e con tante approssimazioni successive, posso dirti ora di aver preso ancora più in mano la mia vita e di aver messo a punto le mie personali strategie vincenti nella migliore gestione del mio tempo: i miei figli, Noah e Diana, sono la mia motivazione.

Per questo, ora ti chiedo: qual è la tua forte motivazione per lavorare oggi sulla migliore gestione del tuo tempo? Le motivazioni possono essere le più diverse, ma è fondamentale che tu ti chieda: perché lo sto facendo? O meglio, per chi?

Metti a fuoco la tua forte motivazione e verifica che sia chiara, salda, positiva.
La tua motivazione sarà ciò che ti permetterà di attingere alla tue risorse più nascoste, sarà la leva che guiderà le tue azioni e ti permetterà di superare gli inevitabili momenti di difficoltà.

Ricorda: il perché non basta. L’importante è: per chi?

 

Articolo scritto da Natascia Pane, Speaker congresso DonnaON 2020.

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Smetti di studiare per imparare, studia per spiegare

Smetti di studiare per imparare, studia per spiegare

Se avessi a disposizione pochi minuti e qualcuno mi chiedesse di sintetizzare quale sia l’azione più importante per consolidare le informazioni e i concetti nella nostra mente, la risposta sarebbe: “smetti di studiare per imparare, studia per spiegare”.

Questo approccio è tratto dal celebre Cono dell’Apprendimento dell’educatore americano Edgar Dale. Egli condusse diversi studi che lo portarono a elaborare la teoria secondo la quale possiamo classificare l’apprendimento in due grandi categorie: quello attivo e quello passivo.

Se studiamo per spiegare o ci mettiamo nello stesso atteggiamento di fare “come se” dovessimo studiare per spiegare, (anche se apparentemente c’è differenza, si tratta di concetti pressoché uguali), siamo noi a metterci in gioco e a voler comprendere i concetti e siamo noi coinvolti in prima persona.

Questo perché, per poter spiegare un argomento ad un interlocutore, siamo costretti a mettere in discussione quanto leggiamo, vediamo o ascoltiamo per trovare il miglior modo per trasmetterglielo chiaramente.
Facendo così non subiamo le informazioni passivamente, leggendo e ripetendo all’infinito.
Se siamo in grado di trasferire la competenza appresa di un argomento a qualcun altro, significa che quei concetti li abbiamo compresi veramente bene e interiorizzati.

Uno dei motivi per cui le Mappe Mentali sono estremamente efficaci è proprio perché sfruttano una procedura di apprendimento attivo.
E’ come se dovessimo immedesimarci nei panni di un’insegnante.
Come possiamo fare per metterci alla prova? Semplicemente registrandoci, utilizzando una videocamera o uno smartphone, immaginando di avere di fronte a noi una persona che non sa nulla del tema che vogliamo imparare e alla quale lo dobbiamo trasferire.
E’ importante, al termine della registrazione, rivedere quanto ripreso per valutare la proprietà di linguaggio, la completezza delle informazioni e la chiarezza della spiegazione.
Con questa modalità infine, secondo gli studi di Edgare Gale, siamo in grado di trattenere fino al 90% delle informazioni proprio perché l’esperienza viene “vissuta”.

 

Articolo scritto da Elisa Marigo, Speaker congresso DonnaON 2020 e selezionata per il percorso DonnaON PRO 2019/2020.

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La capacità di avere una grande visione è una delle caratteristiche della mente imprenditoriale

La capacità di avere una grande visione è una delle caratteristiche della mente imprenditoriale

Hai mai fatto caso al fatto che spesso le imprese al femminile vengono definite come piccole imprese? In passato ho sentito molto spesso questa definizione ma non ci ho dato troppo peso fino a quando una persona non mi ha posto una domanda che mi ha sbalordita: come mai le imprese delle donne sono sempre piccole imprese? Fino a quel momento non mi ero soffermata a riflettere su questa definizione ma, se è vero che le parole creano la realtà, allora se le donne parlano delle loro imprese chiamandole piccole imprese è molto probabile che le loro parole si avvereranno. Da quel giorno ho iniziato a fare molta più attenzione alle parole che si utilizzano per parlare delle imprese delle donne e mi sono stupita nel riscontrare che la definizione piccole imprese era quella più frequente. Questo mi ha portata ad interrogarmi più profondamente sul significato di queste parole: perché le imprese delle donne vengono definite piccole? Le donne forse sono poco abituate a vedersi come imprenditrici e limitano le loro aspettative? Oppure si tratta di insegnamenti che derivano dall’educazione familiare o da condizionamenti sociali che vedono la donna come una persona educata e che sta al proprio posto? Forse le donne hanno ancora dei timori a sviluppare grandi progetti?

Tutte le grandi imprese nascono da una visione.

Mentre mi ponevo tutte queste domande, improvvisamente mi si è accesa una lampadina: tutte le imprese nel mondo nascono da una visione. Tutti gli imprenditori e le imprenditrici del pianeta, prima di avviare la loro attività, l’hanno prima immaginata. Se questo è vero allora la capacità di immaginare è fondamentale per riuscire a trasformare la propria idea in un’impresa vera e propria. E tanto più questa capacità di immaginare verrà allenata, tanto più sarà possibile arricchire la propria idea di business, rendendola sempre più definita. Pensando alla visione, a quell’immagine da cui tutto ha origine, ho compreso che forse il motivo per cui le donne danno vita spesso a piccole imprese è legato proprio al modo in cui le visualizzano prima di realizzarle.

Se per la sua esperienza di vita, per la sua educazione, per i modelli sociali che l’hanno condizionata, una donna si concede di immaginare solo una piccola impresa, è molto probabile che il risultato sarà la nascita di una piccola impresa.

“Le imprese delle donne potranno essere piccole, medie, grandi o corporation nella misura in cui le donne partiranno da una grande visione”. 

Il punto di partenza, o meglio, di ripartenza, è proprio quello di allenare la propria capacità di immaginare senza porre limiti alla propria immaginazione. Sognare in grande non è sinonimo di vanità o di arroganza, al contrario significa darsi il permesso di immaginare se stesse e la propria attività nel futuro, senza limitare la propria visualizzazione. Significa liberarsi di schemi culturali e sociali del passato per concedersi di tirare fuori tutto il proprio potenziale, che può essere utilizzato per il proprio benessere e per quello degli altri.

Una delle chiavi per il successo è sviluppare la giusta mentalità.

La capacità di avere una grande visione è certamente uno degli elementi che caratterizzano la mente di un’imprenditrice di successo. La capacità di immaginare è una capacità che si può allenare, così come tutti gli altri elementi che caratterizzano la mentalità imprenditoriale. La linea che divide il successo dal fallimento è spesso una linea tracciata dal giusto modo di pensare. La mente imprenditoriale è una mente che pensa in modo diverso dalle altre e che intravede opportunità dove gli altri non le vedono. Se sei stufa di accontentarti e vuoi iniziare a pensare in grande, liberandoti dagli schemi del passato, se vuoi scoprire quali sono gli elementi che costituiscono la mentalità imprenditoriale e capire come allenarla per raggiungere il successo che meriti, ti aspettiamo il 6-7-8 marzo 2020 a DonnaON, un evento interamente dedicato alle donne, dove ti parlerò di “Mentalità imprenditoriale: come allenarla per raggiungere il successo nella vita e nel business”.

 

Articolo scritto da Miriam Bruera, Speaker congresso DonnaON 2020 e selezionata per il percorso DonnaON PRO 2019/2020.

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