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Il potere del cuore

Ci diciamo spesso di ascoltare il nostro cuore, perché lì ci sono le risposte. Lo facciamo per una sorta di istinto, di saggezza profonda e antica, che è legata alle qualità del cuore, amorevolezza, coraggio, prendersi cura, gratitudine, ma anche all’identità profonda, perché quando ci indichiamo, spesso puntiamo col dito al nostro cuore.

Quello che hanno scoperto gli studi di Heartmath, di cui sono la prima trainer italiana ufficiale, è che dietro questa azione c’è un grande fondamento scientifico: possiamo davvero ascoltare il nostro cuore e sintonizzarci con la sua intelligenza.

Heartmath è un istituto americano che studia da oltre 30 anni il cuore nella sua complessità: il cuore non è solo una pompa, ma ha un suo cervello, con circa 40000 neuroni, ha memoria e ricorda, pensa, sente, produce addirittura ormoni, tra cui anche l’ossitocina, l’ormone dell’amore.

Il cuore comunica al cervello anche molto più di quello che non accada nell’inverso e il modo di comunicare da cuore a cervello può mandare le nostre facoltà cerebrali alle massime prestazioni o può totalmente inibirle.

La modalità privilegiata di comunicazione da cuore a cervello è attraverso il ritmo cardiaco: si chiama variabilità del battito cardiaco ed è il continuo accelerare e rallentare del battito cardiaco, che può avvenire con uno schema caotico e disordinato o con uno schema ordinato e coerente.

Lo schema caotico è un insieme di up e down senza regola, come un grafico di quotazioni di azioni in borsa, mentre quello armonico è una sorta di onda sinusoidale, morbida e armonica.

La cosa davvero interessante che hanno scoperto gli studi di Heartmath è che la variabilità del battito cardiaco è fortemente legata alle emozioni che proviamo.

Quando viviamo stati di ansia, frustrazione, stress, paura, il pattern che si crea è completamente caotico, e questo segnale da parte del cuore inibisce la funzionalità di tutta la parte avanzata del nostro cervello, la neocorteccia, mettendoci fuori uso a livello di lucidità e prontezza mentale, di problem solving, di pensiero complesso.

Quando invece viviamo delle emozioni legate alla sfera del cuore, che possiamo chiamare “positive” – come la gioia, l’apprezzamento, la gratitudine, la gentilezza, il prendersi cura amorevole – il tracciato della variabilità del battito cardiaco diventa armonico e coerente e siamo in “coerenza cardiaca”.  È il modo che ha il cuore di comunicare al cervello che stiamo in uno stato ottimale e questo permette alla neocorteccia di usare tutte le sue facoltà e vivere una raffinatezza di pensiero e al nostro cuore di attingere alla sua profonda intelligenza, che si manifesta con un’intuizione potenziata.

Quando ci accorgiamo che stiamo vivendo un’emozione depotenziante, “negativa”, e poco funzionale al nostro sistema, come uno stato di stress, che magari ci sta generando confusione, posso shiftare da quell’emozione e scegliere di provarne una potenziante, che è facile mi porti in coerenza cardiaca, e quindi provare apprezzamento genuino per qualcuno, o gratitudine, o amorevolezza.

Oppure possiamo praticare una tecnica di autoregolazione emotiva, ideata da Heartmath, che ci porta di sicuro in coerenza e che vi farò provare a Donna On.

 

Articolo scritto da Lara Lucaccioni, speaker congresso DonnaON 2019 

 

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