da Carina Fisicaro | Feb 11, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Queste sono le chiavi che ti servono per applicare il neuromarketing nel tuo business attraverso il copywriting:
1. Scopri quali emozioni o istinti coprono il tuo prodotto.
Chiediti come vuoi che il tuo cliente si senta al momento dell’acquisto e focalizzi i tuoi testi in quella direzione.
Ad esempio:
Un gelato può darti piacere o felicità, ma anche trasmettere una ribellione in un bambino o sentirsi tribù a una banda.
Alcune auto ispirano potere, dominio e riconoscimento sociale, mentre altre suggeriscono sicurezza, famiglia o libertà.
Il corso di copywriting che lancerò tra qualche mese fornirà risultati, controllo, autonomia e soddisfazione.
Per trovare il “codice rettile” del tuo prodotto, come lo chiama Jürgen Klaric, devi studiare il tuo cliente.
Ascolta le loro paure e desideri.
Quando conosci a fondo le sue esigenze, capirai quale vuoto riempie il tuo prodotto e quali emozioni hai bisogno di risvegliare attraverso le parole.
Non vendi un prodotto, offre l’esperienza.
2. Tratta il tuo cliente come vuoi che ti trattino.
Se entrando in un negozio sei accolti con un grande sorriso, senza opprimerti ma offrendoti aiuto se hai bisogno di qualcosa, hanno vinto la metà l’acquisto, non è vero?
Ma come entrare in empatia con il tuo cliente attraverso la rete?
Applica questi trucchi:
- Usa espressioni familiari per il tuo lettore.
- Scrivi frasi brevi, chiare e di facile lettura.
- Leggi ad alta voce e assicurati che il suono del testo sia piacevole.
- Anche se devi toccare i punti dolenti, ricorda di terminare sempre in positivo.
- Evita di giudicare, usa un vocabolario ispiratore ed evita la parola NO.
In breve, sorridi ai tuoi clienti attraverso le parole.
3. Non vendere, falli comprare.
Riconoscilo, non ti piace essere venduto, e meno se è in modo aggressivo.
Se vuoi che il tuo cliente desideri acquistare il tuo prodotto o servizio, applica il triangolo decisionale:

Qui ti spiegherò come puoi applicare il triangolo del processo decisionale nel tuo business:
Come attirare l’attenzione con il copywriting?
Seduci il cervello rettiliano:
- Usa un design accattivante, con movimento o immagini suggestive.
- Se c’è una persona nella fotografia, dirige il suo sguardo verso il messaggio principale.
- Parla di te e chiamalo per nome se è possibile (in caso di email marketing).
- Scrivi titoli di impatto che rimuovono i loro istinti più profondi.
Come generare emozioni con il copywriting?
Conquista il sistema limbico:
- Approfitta del potere dei verbi d’azione in luoghi strategici.
- Usa lo storytelling e fai in modo che il lettore si senta riflesso nella storia o si identifichi con te.
- Invitali a sognare, lascia che immaginino cosa sentiranno grazie al tuo prodotto o digli come i tuoi servizi soddisfano un bisogno nelle loro vite.
Come convincerli a non dimenticarti con il copywriting?
Vinci la loro fiducia, il loro lato più razionale:
Condividi le tue conoscenze altruisticamente senza aspettarti nulla in cambio. Sii generoso, sincero e autentico.
Solo così diventerai un riferimento nella mente dei tuoi lettori.
In questo modo, quando hanno bisogno di aiuto, prodotti o servizi correlati al tuo campo, sarai la prima persona a cui penseranno consapevolmente.
Senza dubbio, verranno da te per trovare la soluzione ai loro problemi.
E così, invece di venderli, li farai comprare da te.
Ora che sai che cosa sono i neurovendite e come applicarli ai tuoi testi attraverso il copywriting emotivo, hai solo l’ultimo passaggio:
Applicare, praticare, migliorare.
Ricorda che se usi empatia e approfondisci il tuo lato più limbico e rettiliano, sarai in grado di metterti in contatto con i desideri, le paure e le aspirazioni del tuo cliente.
Apri la tua mente. Le tue 3 menti. 😉
E scrivi sempre per conquistare.
Articolo scritto da Rosa Morel, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 9, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Chissà perché ultimamente quando si parla di “comunicazione” di un progetto o di un prodotto la mente va direttamente ai social network.
Alcune persone si spingono ai blog, la maggior parte tende a riflettere sulle influencer o alle newsletter. Stampa on line, giornali, radio, televisioni, house organs, fiere, volantini e altri mille strumenti vengono completamente ignorati.
La comunicazione è un oceano. Prima di andare a pesca è necessario sapere che pesci si desidera pescare, dove si trovano, che strumenti sono necessari, che mezzo di trasporto utilizzare e un’altra serie di informazioni collaterali che vanno dal tempo previsto agli indumenti da indossare.
Oltre a questo, è giusto tenere in considerazione che l’oceano non è l’unico luogo per pescare: ci sono mari, fiumi, laghi, torrenti, ruscelli.
La comunicazione, di pari passo, permette alle persone di farsi conoscere, trasmettere un messaggio, condividere informazioni e vendere servizi. Ma prima è necessario sapere come raggiungere il proprio target e a quel punto, non un secondo prima, cominciare a pensare a che tipo di media utilizzare.
Perché se è vero – e nessuno lo nega – che i social sono uno strumento immediato e alla portata di tutti, è altrettanto vero che ci sono una varietà di media che non vengono presi in considerazione dalle realtà medio piccole, ma che sono un modo eccellente di raggiungere tutta quella fascia di persone che, per un’infinità di motivi, non sono facilmente raggiungibili attraverso Facebook, Instagram, Pinterest o la stampa on line.
Pensiamo, ad esempio, ad una persona che viaggia molto in auto per lavoro. Come raggiungerlo? Con la radio, ovviamente. Oppure pensiamo a persone tra i 45 e i 60 anni che usano molto i mezzi pubblici. Cosa preferiranno? La free press distribuita alle stazioni della metropolitana, ad esempio.
Di contro, progetti e prodotti indirizzati agli anziani fanno immaginare la necessità di comunicare esclusivamente attraverso radio e televisione. E se vi dicessi che i social sono il mezzo più efficace? Basta parlare ai nipoti, che sono i primi consiglieri di nonni innamorati di loro.
Il segreto è sapere a chi si desidera parlare, dove si trovano, conoscere gli strumenti e il processo decisionale delle persone che riteniamo in target. Il resto viene da sé. E no, comunicare attraverso giornali, radio e televisioni non è impossibile. Basta saperlo fare.
Articolo scritto da Sabrina Antenucci, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 8, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Trasferire cultura relazionale e ispirazione per chi crede nella rinascita dell’assetto economico e imprenditoriale del territorio in cui vive. È questo l’obiettivo della rivista InKalce, periodico trimestrale media partner del congresso DonnaOn 2019, edito e diretto dalla casa editrice Brainding delle giovani imprenditrici Sabrina Falanga e Michela Trada.
Due giornaliste ma, soprattutto, due donne, che hanno deciso di mettersi in gioco per realizzare i propri sogni: «La mission di InKalce recita “creare una community dedicata a chi sceglie il lavoro come realizzazione del sé e desidera successo professionale e straordinaria qualità della vita” – rivelano Trada e Falanga – Lo stereotipo comune vede le donne realizzate in qualità di mogli, mamme, amiche; in realtà, sono moltissime le professioniste che, quotidianamente, creano qualcosa di meraviglioso per sé e per gli altri e che vale la pena di essere raccontato.
Sulle pagine della nostra rivista vogliamo riportare queste storie per ispirare e ispirarci: il bello e i successi devono essere tramandati al fine di restituire al territorio locale e nazionale la giusta dose di positività aldilà delle convinzioni e dei falsi miti collettivi che hanno generato timori e blocchi soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Una volta conosciuto il progetto DonnaOn ci siamo rese conto della perfetta sintonia dei nostri messaggi: non potevamo non parlarne».
InKalce, ad ogni modo, non è una rivista di genere:
«In realtà non è nemmeno un giornale tradizionale, ma un vero e proprio strumento – dicono ancora le ideatrici di Brainding – Desidera spiegare, attraverso le voci degli stessi imprenditori, cosa significhi fare impresa e come si diventa professionisti del proprio lavoro, ponendosi come soluzione alla mancanza di percorsi formativi dedicati a chi, dopo la scuola e l’università, vorrebbe delle risposte su quali strade intraprendere per realizzarsi. Non solo: InKalce è uno strumento anche per se stessi perché proprio la rivista sarà per l’imprenditore l’opportunità di avere un mezzo di marketing in più, rispetto a quelli tradizionali oggi superati. Come? Nelle pagine di InKalce il professionista sarà raccontato non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche personale – affermano ancora le giornaliste – InKalce, infatti, non è la vetrina in cui esporre asetticamente i propri capi in vendita, ma la tela su cui far emergere il proprio percorso di vita, le proprie capacità lavorative e umane, in un confronto con il lettore che si sente, così, più vicino all’imprenditore stesso. Un metodo, questo, che va oltre il classico format pubblicitario giornalistico e che riesce a essere un acceleratore di visibilità e acquisizione di nuovi clienti, partner e relazioni.

Siamo altresì organo di diffusione principale dell’ente di formazione Asentiv, unico nel suo genere a livello relazionale». Non solo carta: «Per offrire una continuità ai nostri lettori tra un’uscita e l’altra del periodico abbiamo decido di dar vita ad Inkalce.com che vedrà approfondimenti e contenuti visivi extra e tutti gli aggiornamenti dei protagonisti che trovate sulle pagine della rivista – proseguono Trada e Falanga – Ci sarà uno spazio interamente dedicato alle imprenditrici donne con consigli pratici per portare avanti al meglio la propria attività». Dove si trova InKalce? «InKalce ha scelto di non essere in vendita attraverso i comuni circuiti proprio per distinguersi e avere la sicurezza di non perdersi come una goccia in un oceano – dicono ancora le titolari di Brainding – Scelta aziendale è stata quindi quella di riferirsi ai target di riferimento (libero professionisti, piccole e medie imprese) e agli sponsor, affinché questi possano essere un valore aggiunto per le aziende che decidono di affidarsi alla rivista.
Il giornale è reperibile nelle sale dei Grand Hotel e negli Hotel in cui si organizzano regolarmente convegni e incontri; nei circuiti di categoria (sedi Confindustriali e via discorrendo); nelle grandi Università italiane, con le quali gli imprenditori rappresentati da InKalce possono collaborare in un’ottica ispirante e/o lavorativa; nei coworking più frequentati e conosciuti di Milano e Torino; nei grandi eventi imprenditoriali e ai congressi, come ad esempio DonnaOn. Presto la rivista sarà disponibile anche in abbonamento online».
da Carina Fisicaro | Feb 7, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Il web offre tantissime opportunità di business. Quando però si tratta di entrare in azione non si sà da dove iniziare: 97% delle persone si sentono sommerse da tutte le infomazioni che si trovano online.
Cosa mi risponderesti se ti dicessi che esiste un modo per avviare un business online profittevole, anche se non hai un tuo prodotto o servizio? Potresti essere scettica, come lo ero anche io due anni fa!
Eppure… Questo è possibile grazie all’High Ticket Affiliate Marketing (HTAM).
Si tratta di un sistema che ti consente di “vendere” online, attraverso la pubblicità sui principali social media (Facebook, Instragram, Youtube, ect), i prodotti/servizi di altri in cambio di alte commissioni. Inoltre andrai a sviluppare delle capacità che potrai sfruttare per qualsiasi altro business o attività.
Molte “OnlineGirlBosses”, ovvero donne che hanno iniziato questo percorso insieme a me, sono imprenditrici o per esempio hanno già un’attività di network marketing.
Perché iniziare il proprio business online utlizzando il sistema dell’High Ticket Affiliate Marketing?
Per vivere ciò che io chiamo la “TheOnlineGirlBoss Lifestyle” ovvero: libertà in termini di soldi, di tempo e di location. I guadagni che si possono realizzare con l’HTAM sono potenzialmente altissimi: da 1.000$ fino ad oltre 20.000$ per singola vendita.
Ricordo ancora oggi il mio “best day ever” ovvero il mio giorno migliore: con una sola vendita ho guadagnato commissioni pari al mio stipendio annuale lavorando come impiegata in uno studio commercialista.
Al giorno d’oggi le donne devono lavorare, devono seguire la famiglia, devono gestire la casa e molto spesso devono rinunciare al tempo per loro stesse. Libertà in termini di tempo significa lavorare quando vuoi seguendo le tue esigenze ed impegni.
Ami viaggiare?
Poter lavorare dove si vuole ovvero: sia comodamente da casa, sia da ogni parte del mondo con il proprio pc ed una connessione wifi.
Articolo scritto da Silvia Galati, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 6, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Perché è importante che le donne ricordino il proprio potere?
A volte raccontare a parole certe esperienze non si può, perché qualunque parola utilizzi non rende la idea, ecco perché noi di DonnaON abbiamo chiesto a chi ha partecipato di raccontare le sue emozioni riguardo all’unico Congresso in Europa dedicato totalmente alle donne della nuova era.
“(Avvertenze: questo articolo ad una prima lettura sarà impopolare tra le donne, ma me lo ha chiesto Carina ed io eseguo, nell’unico modo che conosco, dicendo la verità…)
Ti capita mai di sentirti scarica? Di sentire che meriti di più? Successo anche a me.
Perché ho deciso di partecipare a DonnaON 2018? Sinceramente? Ancora non lo so, ma sento che ne ho bisogno. Ho bisogno di una carica di energia che mi faccia finalmente volare in alto, dove merito di essere. Ho bisogno di rompere le catene a cui sono legata per mia scelta e di vivere finalmente la mia vita e le mie emozioni. Non che qualcuno mi tenga reclusa, certo…Sono solo le mie paure, i limiti che da sola mi pongo e gli obiettivi che smorzo sul nascere che mi trattengono prigioniera nella ormai più che inflazionata “zona” degli ultimi tempi, la famigerata “zona comfort”!
Ecco quella è proprio casa mia, dove siedo sul mio trono e dirigo diligentemente lavoro e famiglia. Cosa avranno mai nella testa quelle donne esaltate e scalmanate che su Facebook, Instagram, etc.. inneggiano alla leadership femminile, alla donna divina, al risveglio della femminilità e altre cose assurde di questo genere? Mah, povere donnicciole, abbagliate da falsi miti di women empowerment, successo personale, potere femminile addirittura…, parole senza senso che attirano casalinghe, studentesse, gente che non ha nulla da fare, che non porta soldi a casa, non bada al profitto e pensa alla propria crescita personale, mentre fuori c’è un mondo dove bisogna lottare, lavorare e sopravvivere. Boom!
Poi però mi sono chiesta: Alessandra ma chi sei diventata? Certo sei carina in tailleur, donna di classe, elegante, posizione eccellente, vita familiare in caduta libera. Stereotipo classico di donna realizzata ed emancipata. Dove è finita quella ragazza disinibita di 20 anni fa che lottava per i diritti umani, partecipava ai sit in per la liberazione del popolo curdo, vestiva hippy, amava tutto e tutti senza remore e sognava di diventare una giornalista free lance viaggiatrice e solitaria?
Ho iniziato a seguire con più attenzione, di notte, quasi di nascosto, quelle voci femminili che si innalzavano dal web ed ho scoperto che quella che urlava più di tutte era la mia voce repressa. Di nascosto mi sono iscritta a un Congresso di crescita personale al femminile, sicura di non andarci: DonnaOn 2018, Donne che ispirano le donne, che si sarebbe tenuto in una città lontano dalla mia piccola provincia del Sud, senza dirlo ad alcuno, né famiglia né amici.
Più si avvicinava la data, più in me cresceva la paura, non sapevo di e per cosa. In fondo in fondo, ma proprio in fondo, ho dovuto ammettere a me stessa che in realtà io sono sempre fuggita dal confronto con le donne, preferivo schiacciarle piuttosto che confrontarmi. Ed utilizzavo metodi maschili, loschi, a volte geniali. Ho sempre desiderato fratelli maschi, e così è stato. Ho sempre avuto compagni di banco maschi ed ho sempre amato far parte di comitive dove potevo primeggiare come leader piuttosto che come cheerleader, nonostante il fisico da pin-up ed una discreta presenza fisica me lo permettessero. Pensavo a piani di attacco, difesa, strategie per vincere e avere successo già all’età di 16 anni, il che mi ha permesso di eccellere subito e da sola, senza l’aiuto di nessuno.
Ho realizzato da poco che si trattava di un’armatura da me indossata dal giorno della morte di mio padre, durante la mia adolescenza. Nessuno avrebbe dovuto attaccare me, la mia famiglia o le persone a me care. Dovevo mantenere un immagine di forza, integrità morale e superiorità per non soccombere alle cattiverie della vita. E così è stato. Ho tenuto alto il nome della mia famiglia, ma mi sono dimenticata di me stessa, della donna libera, allegra, solare che era in me. E che oggi reclama la sua parte più che mai. Non volevo ammetterlo.

C’è voluto tanto e tanta pazienza. Carina, si, si proprio lei, la mitica, grande coach, mi ha sbattuto semplicemente in faccia la realtà, in quel modo severo e soave, tutto latino americano, che solo lei riesce a coniugare. Mi ha detto che ormai era troppo tardi e che la mia partecipazione a Donna ON aveva fatto in modo che la parte di me che nascondevo si risvegliasse ed era pronta ad esplodere se non l’avessi controllata. Che era la mia parte più bella, colorata e disinibita.
Ricordo ancora di essere arrivata in albergo a Riccione, la sera prima dell’evento, come mia abitudine, per studiare il “territorio nemico”. Entro guardinga e da lontano vedo un tavolo di sole donne che brindano in allegria (che orrore!…), riconosco la leader, la Fisicaro e istintivamente mi copro il viso più che posso, cercando di confondermi tra la gente. Ero al check in. Mentre sono in fila, mi si avvicina una donna, sulla trentina, molto chic, milanese doc, categoria tra le più odiate nella mia lista di donne da evitare, la quale mi dice: “ma che valigia fashion, complimenti, sei anche tu qui per l’evento?” Io? Io che affronto ogni giorno questioni legate alla sicurezza nazionale, mi sento morire, colta in flagrante, “scambiata” per una di quelle da me definite “ochette con occhiali rivestite a festa per sembrare intelligenti e inneggiare al potere femminile che nella maggior parte dei casi starebbe meglio e solo dietro ai fornelli”, do’ una risposta del pipi’(…ancora non riesco a liberarmi del tutto delle mie remore e non dico le parolacce, ma avete capito il senso, no?)… “no, sono qui come giornalista, vengo per scrivere di questo evento”.
Il peggio è che nonostante lo dica con voce ed espressione indisponente, lei, gentile, mi risponde: ti unisci a noi? Sebbene la fame mi bucasse lo stomaco ed avessi una voglia spropositata di bere un buon bicchiere di vino, rispondo, acida, di non avere tempo. Per poi ritrovarmi ad ordinare un toast rinsecchito in camera alle 23.00. Per la cronaca, la ragazza milanese così gentile, nonostante me, sarà una delle relatrici dell’edizione Donna on 2019, la Coach del Piacere… Mi scuserò con lei.
Il giorno del Congresso DonnaON:
La mattina mi sveglio come se dovessi affrontare un plotone di esecuzione composto da sole donne che vogliono attentare alla mia vita. Ma cosa penso mai? Scendo nella hall e quella da me prospettata come la visione più pessimistica ed orrorifica, si presenta in tutta la sua magnificenza: donne di ogni tipo, estrazione, capelli, tacchi a spillo, creme, libri, confusione, improbabili mises, nulla a che vedere con i simposi internazionali in giacca e cravatta e abito scuro. Perché sono qui? Devo capire perché quel richiamo così forte verso questo Congresso così pink, così femminile che di più non si può.
E’ il momento di entrare in aula. L’atmosfera cambia. Improvvisamente. Silenzio, attenzione, complicità. Troppo per me. La presentatrice, in tutta la sua eleganza e glamour, inizia a parlare. Le aspettative sono alte e il fermento è tangibile. Sorrisi, sguardi, condivisione tra perfette sconosciute. C’è chi piange. Assurdo. Non so perché ma mi commuovo anch’io. Forse sono entrata in una setta e non me ne rendo conto, così come non capisco perché ogni volta che incrocio lo sguardo di qualcuna, lei mi sorride. Perché? Forse vogliono farmi diventare una loro adepta. Ma qualcosa mi strega e mi tiene attaccata a quella sedia, attenta a non perdere nulla, nemmeno un frammento, di quei momenti così magici.
Le relatrici si susseguono, le emozioni sono alle stelle, ognuna parla delle sue esperienze. In effetti le donne sul palco sono donne fantastiche. Scrittrici di fama, imprenditrici, geni del web, coach internazionali, ma coloro che più mi attraggono sono perfette sconosciute, che oltre ad essere ottime mogli, mamme, amanti, donne con la D maiuscola, hanno trovato il modo di realizzarsi nella vita facendo ciò che più desiderano, trasformando una passione in lavoro. Ecco, io volevo trovare la forza che aveva avuto ognuno di loro per cambiare in meglio e realizzare l’altra parte di me. Mi sono chiesta? Ma come, non sei contenta di quello che hai, della buona posizione che hai raggiunto? Si, lo ero, ma non mi bastava, perché io volevo essere anche altro.
Stranamente l’aggettivo più appropriato e che io non avrei mai osato accostare alla mia persona, me lo ha appioppato il fashion stylist presente all’evento, responsabile del look di ognuna di noi durante le pause dei lavori (ebbene sì, anche questo offre Donna On!). Mi ha detto con un accento sexy francese: ohohlalà, Alesandrà, dovresti essere più savage, wild…selvaggia! La tua anima è cosi, si vede. Io la vedo... Ah si? In effetti, mentre lo diceva, mi scompigliava la messa in piega perfetta e mi sgualciva la giacca, mi ci vedevo pure io. Riconosco che quando viaggio da sola, tolgo il tailleur beige e nero, amo i colori del sole, della costiera amalfitana dove vivo, i miei ricci al naturale… Ma ritorno in me.

Ad un certo punto penso di essere caduta in una sorta di terapia esperienziale di gruppo in cui donne insoddisfatte della propria vita fanno attività di mutuo soccorso. Mi sentivo bene, più leggera nell’animo, soddisfatta di come interagivo con le altre e di quello che provavo. Ho sperimentato la teoria della risata, la condivisione del filo di lana e altre esperienze uniche quali il potere della sorellanza. Ho appreso tanto. Ho dovuto ammettere a me stessa che la mia visione delle donne era anacronistica e misogina. Ho conosciuto personalmente, grazie a questo Congresso, donne che nella loro vita hanno lottato per ottenere o per riprendersi quello che avevano e che tuttora hanno, nonostante i figli, il marito o il divorzio che sia. Donne a dir poco incredibili che sono riuscite lì dove nessun uomo saprebbe barcamenarsi, gestendo vita, emozioni e lavoro ai massimi livelli.
Non erano esempi, ma persone vere, che mi hanno stimolato a seguire una di loro, seguendo un percorso di Coaching one to one, la creatrice di tale evento, Carina Fisicaro, da cui con tutto il suo affetto sono stato definita e lo dico con grande orgoglio, la sua peggior allieva. Ma questo vuol dire che posso sempre migliorare. Ed io la ringrazio per questo, mi ha aiutato anche quando il nostro percorso insieme era terminato. Mi ero rivolta a lei per dare una svolta alla mia vita professionale, ed invece ho rimesso in piedi la mia vita familiare, comprendendo che in quel momento quella era la mia priorità. Ho capito che ho ancora tante sfide da affrontare, a volte mi manca il coraggio, a volte quasi non riconosco la mia incoscienza o sfacciataggine o follia…devo trovare ancora un equilibrio, ma questo vuol dire vivere. Ecco DonnaOn ti riporta alla vita, alla tua vita, nel caso l’avessi dimenticata da qualche parte e ti fa riprendere le redini…. Sicuramente l’Alessandra dormiente si è risvegliata, ma soprattutto ha imparato a relazionarsi meglio con le altre donne, evidentemente conosceva ed attirava quelle sbagliate.
Adesso mi piace scoprire il meglio delle persone. Ho riscoperto il potenziale femminile che è in me, il potere di dire no, di non dover più soffrire per far felice gli altri, il potere di non aver paura di arrivare dove voglio e di affrontare con uno spirito sereno le prove più difficili. E’ emersa quella parte di me solare, selvaggia, irrequieta che brama la vita e che desidera vivere intensamente. Non sono ancora quella Donna fantastica che vorrei essere. Sto lavorando su me stessa. Ho bisogno di voi per uscire fuori e farmi conoscere. Ci vediamo a Donna On 2019 (…e con questo mi sono giocata l’ultima chance di non fare niente, visto che ora mi tocca passare all’azione. Il mio senso di responsabilità, unito ad un pizzico di follia e di genialità, me lo impone). A presto, buona vita a tutte voi ! ”
Alessandra Napolitano