da Carina Fisicaro | Feb 7, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Il web offre tantissime opportunità di business. Quando però si tratta di entrare in azione non si sà da dove iniziare: 97% delle persone si sentono sommerse da tutte le infomazioni che si trovano online.
Cosa mi risponderesti se ti dicessi che esiste un modo per avviare un business online profittevole, anche se non hai un tuo prodotto o servizio? Potresti essere scettica, come lo ero anche io due anni fa!
Eppure… Questo è possibile grazie all’High Ticket Affiliate Marketing (HTAM).
Si tratta di un sistema che ti consente di “vendere” online, attraverso la pubblicità sui principali social media (Facebook, Instragram, Youtube, ect), i prodotti/servizi di altri in cambio di alte commissioni. Inoltre andrai a sviluppare delle capacità che potrai sfruttare per qualsiasi altro business o attività.
Molte “OnlineGirlBosses”, ovvero donne che hanno iniziato questo percorso insieme a me, sono imprenditrici o per esempio hanno già un’attività di network marketing.
Perché iniziare il proprio business online utlizzando il sistema dell’High Ticket Affiliate Marketing?
Per vivere ciò che io chiamo la “TheOnlineGirlBoss Lifestyle” ovvero: libertà in termini di soldi, di tempo e di location. I guadagni che si possono realizzare con l’HTAM sono potenzialmente altissimi: da 1.000$ fino ad oltre 20.000$ per singola vendita.
Ricordo ancora oggi il mio “best day ever” ovvero il mio giorno migliore: con una sola vendita ho guadagnato commissioni pari al mio stipendio annuale lavorando come impiegata in uno studio commercialista.
Al giorno d’oggi le donne devono lavorare, devono seguire la famiglia, devono gestire la casa e molto spesso devono rinunciare al tempo per loro stesse. Libertà in termini di tempo significa lavorare quando vuoi seguendo le tue esigenze ed impegni.
Ami viaggiare?
Poter lavorare dove si vuole ovvero: sia comodamente da casa, sia da ogni parte del mondo con il proprio pc ed una connessione wifi.
Articolo scritto da Silvia Galati, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 6, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Perché è importante che le donne ricordino il proprio potere?
A volte raccontare a parole certe esperienze non si può, perché qualunque parola utilizzi non rende la idea, ecco perché noi di DonnaON abbiamo chiesto a chi ha partecipato di raccontare le sue emozioni riguardo all’unico Congresso in Europa dedicato totalmente alle donne della nuova era.
“(Avvertenze: questo articolo ad una prima lettura sarà impopolare tra le donne, ma me lo ha chiesto Carina ed io eseguo, nell’unico modo che conosco, dicendo la verità…)
Ti capita mai di sentirti scarica? Di sentire che meriti di più? Successo anche a me.
Perché ho deciso di partecipare a DonnaON 2018? Sinceramente? Ancora non lo so, ma sento che ne ho bisogno. Ho bisogno di una carica di energia che mi faccia finalmente volare in alto, dove merito di essere. Ho bisogno di rompere le catene a cui sono legata per mia scelta e di vivere finalmente la mia vita e le mie emozioni. Non che qualcuno mi tenga reclusa, certo…Sono solo le mie paure, i limiti che da sola mi pongo e gli obiettivi che smorzo sul nascere che mi trattengono prigioniera nella ormai più che inflazionata “zona” degli ultimi tempi, la famigerata “zona comfort”!
Ecco quella è proprio casa mia, dove siedo sul mio trono e dirigo diligentemente lavoro e famiglia. Cosa avranno mai nella testa quelle donne esaltate e scalmanate che su Facebook, Instagram, etc.. inneggiano alla leadership femminile, alla donna divina, al risveglio della femminilità e altre cose assurde di questo genere? Mah, povere donnicciole, abbagliate da falsi miti di women empowerment, successo personale, potere femminile addirittura…, parole senza senso che attirano casalinghe, studentesse, gente che non ha nulla da fare, che non porta soldi a casa, non bada al profitto e pensa alla propria crescita personale, mentre fuori c’è un mondo dove bisogna lottare, lavorare e sopravvivere. Boom!
Poi però mi sono chiesta: Alessandra ma chi sei diventata? Certo sei carina in tailleur, donna di classe, elegante, posizione eccellente, vita familiare in caduta libera. Stereotipo classico di donna realizzata ed emancipata. Dove è finita quella ragazza disinibita di 20 anni fa che lottava per i diritti umani, partecipava ai sit in per la liberazione del popolo curdo, vestiva hippy, amava tutto e tutti senza remore e sognava di diventare una giornalista free lance viaggiatrice e solitaria?
Ho iniziato a seguire con più attenzione, di notte, quasi di nascosto, quelle voci femminili che si innalzavano dal web ed ho scoperto che quella che urlava più di tutte era la mia voce repressa. Di nascosto mi sono iscritta a un Congresso di crescita personale al femminile, sicura di non andarci: DonnaOn 2018, Donne che ispirano le donne, che si sarebbe tenuto in una città lontano dalla mia piccola provincia del Sud, senza dirlo ad alcuno, né famiglia né amici.
Più si avvicinava la data, più in me cresceva la paura, non sapevo di e per cosa. In fondo in fondo, ma proprio in fondo, ho dovuto ammettere a me stessa che in realtà io sono sempre fuggita dal confronto con le donne, preferivo schiacciarle piuttosto che confrontarmi. Ed utilizzavo metodi maschili, loschi, a volte geniali. Ho sempre desiderato fratelli maschi, e così è stato. Ho sempre avuto compagni di banco maschi ed ho sempre amato far parte di comitive dove potevo primeggiare come leader piuttosto che come cheerleader, nonostante il fisico da pin-up ed una discreta presenza fisica me lo permettessero. Pensavo a piani di attacco, difesa, strategie per vincere e avere successo già all’età di 16 anni, il che mi ha permesso di eccellere subito e da sola, senza l’aiuto di nessuno.
Ho realizzato da poco che si trattava di un’armatura da me indossata dal giorno della morte di mio padre, durante la mia adolescenza. Nessuno avrebbe dovuto attaccare me, la mia famiglia o le persone a me care. Dovevo mantenere un immagine di forza, integrità morale e superiorità per non soccombere alle cattiverie della vita. E così è stato. Ho tenuto alto il nome della mia famiglia, ma mi sono dimenticata di me stessa, della donna libera, allegra, solare che era in me. E che oggi reclama la sua parte più che mai. Non volevo ammetterlo.

C’è voluto tanto e tanta pazienza. Carina, si, si proprio lei, la mitica, grande coach, mi ha sbattuto semplicemente in faccia la realtà, in quel modo severo e soave, tutto latino americano, che solo lei riesce a coniugare. Mi ha detto che ormai era troppo tardi e che la mia partecipazione a Donna ON aveva fatto in modo che la parte di me che nascondevo si risvegliasse ed era pronta ad esplodere se non l’avessi controllata. Che era la mia parte più bella, colorata e disinibita.
Ricordo ancora di essere arrivata in albergo a Riccione, la sera prima dell’evento, come mia abitudine, per studiare il “territorio nemico”. Entro guardinga e da lontano vedo un tavolo di sole donne che brindano in allegria (che orrore!…), riconosco la leader, la Fisicaro e istintivamente mi copro il viso più che posso, cercando di confondermi tra la gente. Ero al check in. Mentre sono in fila, mi si avvicina una donna, sulla trentina, molto chic, milanese doc, categoria tra le più odiate nella mia lista di donne da evitare, la quale mi dice: “ma che valigia fashion, complimenti, sei anche tu qui per l’evento?” Io? Io che affronto ogni giorno questioni legate alla sicurezza nazionale, mi sento morire, colta in flagrante, “scambiata” per una di quelle da me definite “ochette con occhiali rivestite a festa per sembrare intelligenti e inneggiare al potere femminile che nella maggior parte dei casi starebbe meglio e solo dietro ai fornelli”, do’ una risposta del pipi’(…ancora non riesco a liberarmi del tutto delle mie remore e non dico le parolacce, ma avete capito il senso, no?)… “no, sono qui come giornalista, vengo per scrivere di questo evento”.
Il peggio è che nonostante lo dica con voce ed espressione indisponente, lei, gentile, mi risponde: ti unisci a noi? Sebbene la fame mi bucasse lo stomaco ed avessi una voglia spropositata di bere un buon bicchiere di vino, rispondo, acida, di non avere tempo. Per poi ritrovarmi ad ordinare un toast rinsecchito in camera alle 23.00. Per la cronaca, la ragazza milanese così gentile, nonostante me, sarà una delle relatrici dell’edizione Donna on 2019, la Coach del Piacere… Mi scuserò con lei.
Il giorno del Congresso DonnaON:
La mattina mi sveglio come se dovessi affrontare un plotone di esecuzione composto da sole donne che vogliono attentare alla mia vita. Ma cosa penso mai? Scendo nella hall e quella da me prospettata come la visione più pessimistica ed orrorifica, si presenta in tutta la sua magnificenza: donne di ogni tipo, estrazione, capelli, tacchi a spillo, creme, libri, confusione, improbabili mises, nulla a che vedere con i simposi internazionali in giacca e cravatta e abito scuro. Perché sono qui? Devo capire perché quel richiamo così forte verso questo Congresso così pink, così femminile che di più non si può.
E’ il momento di entrare in aula. L’atmosfera cambia. Improvvisamente. Silenzio, attenzione, complicità. Troppo per me. La presentatrice, in tutta la sua eleganza e glamour, inizia a parlare. Le aspettative sono alte e il fermento è tangibile. Sorrisi, sguardi, condivisione tra perfette sconosciute. C’è chi piange. Assurdo. Non so perché ma mi commuovo anch’io. Forse sono entrata in una setta e non me ne rendo conto, così come non capisco perché ogni volta che incrocio lo sguardo di qualcuna, lei mi sorride. Perché? Forse vogliono farmi diventare una loro adepta. Ma qualcosa mi strega e mi tiene attaccata a quella sedia, attenta a non perdere nulla, nemmeno un frammento, di quei momenti così magici.
Le relatrici si susseguono, le emozioni sono alle stelle, ognuna parla delle sue esperienze. In effetti le donne sul palco sono donne fantastiche. Scrittrici di fama, imprenditrici, geni del web, coach internazionali, ma coloro che più mi attraggono sono perfette sconosciute, che oltre ad essere ottime mogli, mamme, amanti, donne con la D maiuscola, hanno trovato il modo di realizzarsi nella vita facendo ciò che più desiderano, trasformando una passione in lavoro. Ecco, io volevo trovare la forza che aveva avuto ognuno di loro per cambiare in meglio e realizzare l’altra parte di me. Mi sono chiesta? Ma come, non sei contenta di quello che hai, della buona posizione che hai raggiunto? Si, lo ero, ma non mi bastava, perché io volevo essere anche altro.
Stranamente l’aggettivo più appropriato e che io non avrei mai osato accostare alla mia persona, me lo ha appioppato il fashion stylist presente all’evento, responsabile del look di ognuna di noi durante le pause dei lavori (ebbene sì, anche questo offre Donna On!). Mi ha detto con un accento sexy francese: ohohlalà, Alesandrà, dovresti essere più savage, wild…selvaggia! La tua anima è cosi, si vede. Io la vedo... Ah si? In effetti, mentre lo diceva, mi scompigliava la messa in piega perfetta e mi sgualciva la giacca, mi ci vedevo pure io. Riconosco che quando viaggio da sola, tolgo il tailleur beige e nero, amo i colori del sole, della costiera amalfitana dove vivo, i miei ricci al naturale… Ma ritorno in me.

Ad un certo punto penso di essere caduta in una sorta di terapia esperienziale di gruppo in cui donne insoddisfatte della propria vita fanno attività di mutuo soccorso. Mi sentivo bene, più leggera nell’animo, soddisfatta di come interagivo con le altre e di quello che provavo. Ho sperimentato la teoria della risata, la condivisione del filo di lana e altre esperienze uniche quali il potere della sorellanza. Ho appreso tanto. Ho dovuto ammettere a me stessa che la mia visione delle donne era anacronistica e misogina. Ho conosciuto personalmente, grazie a questo Congresso, donne che nella loro vita hanno lottato per ottenere o per riprendersi quello che avevano e che tuttora hanno, nonostante i figli, il marito o il divorzio che sia. Donne a dir poco incredibili che sono riuscite lì dove nessun uomo saprebbe barcamenarsi, gestendo vita, emozioni e lavoro ai massimi livelli.
Non erano esempi, ma persone vere, che mi hanno stimolato a seguire una di loro, seguendo un percorso di Coaching one to one, la creatrice di tale evento, Carina Fisicaro, da cui con tutto il suo affetto sono stato definita e lo dico con grande orgoglio, la sua peggior allieva. Ma questo vuol dire che posso sempre migliorare. Ed io la ringrazio per questo, mi ha aiutato anche quando il nostro percorso insieme era terminato. Mi ero rivolta a lei per dare una svolta alla mia vita professionale, ed invece ho rimesso in piedi la mia vita familiare, comprendendo che in quel momento quella era la mia priorità. Ho capito che ho ancora tante sfide da affrontare, a volte mi manca il coraggio, a volte quasi non riconosco la mia incoscienza o sfacciataggine o follia…devo trovare ancora un equilibrio, ma questo vuol dire vivere. Ecco DonnaOn ti riporta alla vita, alla tua vita, nel caso l’avessi dimenticata da qualche parte e ti fa riprendere le redini…. Sicuramente l’Alessandra dormiente si è risvegliata, ma soprattutto ha imparato a relazionarsi meglio con le altre donne, evidentemente conosceva ed attirava quelle sbagliate.
Adesso mi piace scoprire il meglio delle persone. Ho riscoperto il potenziale femminile che è in me, il potere di dire no, di non dover più soffrire per far felice gli altri, il potere di non aver paura di arrivare dove voglio e di affrontare con uno spirito sereno le prove più difficili. E’ emersa quella parte di me solare, selvaggia, irrequieta che brama la vita e che desidera vivere intensamente. Non sono ancora quella Donna fantastica che vorrei essere. Sto lavorando su me stessa. Ho bisogno di voi per uscire fuori e farmi conoscere. Ci vediamo a Donna On 2019 (…e con questo mi sono giocata l’ultima chance di non fare niente, visto che ora mi tocca passare all’azione. Il mio senso di responsabilità, unito ad un pizzico di follia e di genialità, me lo impone). A presto, buona vita a tutte voi ! ”
Alessandra Napolitano
da Carina Fisicaro | Feb 5, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Una volta una persona che seguo nella preparazione dei suoi discorsi, mi ha chiesto come fare per trovare argomenti per il suo prossimo speech.
“Non ho idee… non mi viene in mente nulla…”, mi ha detto sconfortato.
Talvolta può succedere che ti sia chiesto di tenere un discorso senza particolari indicazioni. E può succedere che – passato l’entusiasmo iniziale – tu dica: “Ok… va bene… ma di che cosa parlo…?”.
Le variabili da valutare possono essere tante.
Per esempio, l’occasione gioca un ruolo fondamentale: è una cena, una festa, una celebrazione, una conferenza di qualche tipo?
Poi chiediti quale può essere l’obiettivo del tuo discorso: intrattenere, informare, divertire, ispirare?
E ancora: dove terrai il discorso? (Sai che la location può essere un fattore fondamentale?)
Ti racconto una mia recente esperienza.
Qualche mese fa mi è stato chiesto di tenere un guest speech all’interno di un evento aziendale. (Cos’è un guest speech? E’ un discorso tenuto da un oratore esterno, ospite dell’evento.)
Dopo avere vinto l’istinto alla fuga, e la successiva perplessità, mi sono posta una domanda molto pragmatica: di cosa posso parlare?
Ho escluso quasi subito di dissertare di argomenti vicino al tipo di prodotto trattato dall’azienda (nello specifico si occupa di elettronica). Infatti o sei un’esperta del settore oppure rischi di fare una brutta figura se tenti di parlare di qualcosa che non sai.
Cosa feci dunque?
Visitai la location (nello specifico il Museo dell’Alfa Romeo) e le idee iniziarono ad affiorare.
Percorrendo i corridoi di quel magnifico luogo (ammirando le automobili esposte e lasciandomi trasportare dalla struttura narrativa dell’esposizione), ho iniziato a ricordare i tempi che furono e decisi di impostare il discorso sul “come eravamo”.
Iniziai una ricerca di notizie e immagini della quotidianità, seguendo la linea del tempo del museo stesso, focalizzandomi sugli ultimi 30-40 anni (per ragioni di età media del pubblico presente).
Fu come ripercorrere la mia vita: i ricordi emersero e – navigando nel web – mi divertii (e mi emozionai) nel preparare un immaginario viaggio nel tempo (non a caso l’esposizione del Museo si chiama “La Macchina del Tempo”).
Tutto questo senza mai dimenticarmi del Cliente: condivisi passo-passo la preparazione, per essere sicura che l’idea fosse approvata e ritenuta adatta all’audience.
Che cosa voglio dire con questo?
Voglio dire che le idee possono arrivare da qualsiasi direzione.
- Dal contesto nel quale andrai a tenere il discorso.
- Dal committente stesso.
- Dall’osservazione della vita reale.
- Da un articolo letto per caso, che ha stimolato la tua curiosità…
- Tutto può essere una fonte di ispirazione.
(Questo dissi anche alla persona che stava vivendo un vuoto di idee, e che sta attualmente preparando un discorso sulla base di una esperienza vissuta di recente.)
Quindi sii curiosa di ciò che vedi, leggi e sperimenti.
Tieni aperti i tuoi sensi, osserva il mondo.
E prendi appunti.
Perché da lì partiremo per la costruzione del tuo discorso nel mio workshop a DonnaON.
Ti aspetto!
Articolo scritto da Barbara Olivieri, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 4, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Potrebbero essere descritti come discorsi di vendita in base a ciò che sappiamo circa il comportamento umano attraverso le neuroscienze e, di conseguenza, hanno lo scopo di compiacere i desideri del cervello.
Uno degli insegnanti in neurovendite del nostro tempo, Jürgen Klaric, perfettamente coniato il motto di questa nuova strategia di marketing con il titolo del suo best-seller, “Vendi alla mente, non alle persone“.
I 3 cervelli
Sulla base della teoria sviluppata negli anni ’60 da parte del dottore e neuroscienziato Paul McLean, Jürgen Klaric spiega come il processo decisionale opera attraverso il modello di cervello trino che si compone di:
- Neocortex, la struttura razionale responsabile delle nostre funzioni più sofisticate e trovata solo nei mammiferi.
- Sistema limbico, la parte che è responsabile della regolazione delle emozioni, della memoria e di come interagiamo con ciò che ci circonda.
- Il cervello rettiliano, il meno evoluto di tutti, che controlla gli impulsi e l’istinto di sopravvivenza.
Pensi di comprare con la neocorteccia? Niente è più lontano dalla realtà.
Molti studi hanno dimostrato che l’istinto e le emozioni sono ciò che governa la maggior parte delle decisioni che prendi durante il giorno, indipendentemente dal fatto che siano legate al consumo.
Grazie all’avanzamento delle neuroscienze e della tecnologia, l’ipotesi strutturale definita da Paul McLean è oggi troppo semplicistica.
In realtà, i tre sistemi hanno co-evoluto formando una rete dove la separazione tra le parti è sfocata e la comunicazione viaggia attraverso di loro in modo complesso.
Per questo motivo, così come dicono gli esperti in neurovendite Braidot, Renvoise o Jürgen Klaric nel suo libro, anche se il rettiliano controlla gran parte del nostro comportamento, non puoi venderli solo a lui. Devi anche occuparti delle emozioni e della parte razionale della nostra mente cosciente.
Se vuoi vendere, devi convincere i 3 cervelli del tuo cliente.
Articolo scritto da Rosa Morel, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 2, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Armonizzare cuore e cervello amplifica la nostra intuizione e l’azione della nostra intelligenza del cuore.
La complessità del cuore, partendo soprattutto dalle ricerche di Heartmath degli ultimi 35 anni, è sempre più oggetto di studi e chi prima dubitava che il cuore avesse una sua intelligenza, ora ha tutti i motivi per ricredersi.
Per millenni, nelle tradizioni antiche, dagli egizi alla Bibbia, il cuore è stato collegato alle nostre qualità positive, alla memoria personale, al centro del pensiero, dell’emotività, della personalità, insomma è stato considerato l’organo più importante del corpo.
Fu Leonardo il primo a comprendere che cuore e cervello fossero collegati e interdipendenti, connessi, ma con Cartesio iniziò un predominio del cervello sul cuore, che ancora ci portiamo dietro e che ha in qualche modo scisso questa unione cuore-cervello.
Quello che hanno scoperto gli studi di Heartmath, di cui sono la prima trainer italiana ufficiale, è che cuore e cervello sono codirettori e collaborano nella condivisione di informazioni più di quanto si poteva pensare, e ora sappiamo anche come.
Il cuore comunica al cervello attraverso il ritmo cardiaco, che non è assolutamente fisso, come potremmo immaginare – cioè il nostro battito non ha un ritmo standard, come se fosse un metronomo – ma è variabile: la variabilità del battito cardiaco (Heart Rate Variability – HRV), misurabile con un elettrocardiogramma, ma anche con un dispositivo ideato da Heartmath, è il dato cruciale che ci permette di comprendere molto della connessione cuore-cervello.
La variabilità del battito cardiaco è massima quando nasciamo ed è legata alla nostra salute: più distanza c’è tra i picchi massimi e i minimi, più siamo sani, flessibili, adattabili, pronti al cambiamento: quando siamo bambini essere flessibili e adattabili è cruciale per il processo di apprendimento, e, come cresciamo, la variabilità del battito cardiaco diminuisce, fine a diventare pari a zero, e lì arrivano le malattie serie.

La variabilità del battito cardiaco si può allenare e potenziare e a DonnaOn ti insegnerò come farlo: la cosa interessante è che uno schema di variabilità di battito cardiaco ci fornisce anche informazioni sul nostro stato psicofisico, sul nostro benessere e sul nostro allineamento cuore-cervello.
Quando abbiamo una HRV coerente, armonica, con onde sinusoidali, cuore e cervello sono in armonia, e questo è il modo che ha il cuore di dire al cervello che può andare al suo massimo. Viceversa, quando abbiamo una HRV caotica, cuore e cervello sono completamente disconnessi, e il ritmo cardiaco caotico compromette le funzioni avanzate del cervello, mandandolo in panne. È come se il cuore non desse il suo benestare al lavoro del cervello, minandone l’efficacia.
La nostra HRV è poi fortemente legata al nostro stato emotivo: quando siamo stressati e ansiosi, ma anche stanchi e depressi, la nostra HRV è caotica e minore, mentre quando proviamo emozioni legate alle frequenze del cuore, amorevolezza, prendersi cura, apprezzamento, calma, gioia, siamo in “coerenza cardiaca”, l’onda prodotta è armonica e il nostro cervello va alla grande.
L’Istituto di Heartmath ha ideato delle tecniche, semplici ed efficaci, per passare da un ritmo cardiaco caotico alla “coerenza cardiaca” e alla comunicazione e allineamento massimi tra cuore e cervello, stato che permette la connessione potente alla nostra intuizione e all’intelligenza del cuore.
Articolo scritto da Lara Lucaccioni, speaker congresso DonnaON 2019
