da Carina Fisicaro | Feb 5, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Una volta una persona che seguo nella preparazione dei suoi discorsi, mi ha chiesto come fare per trovare argomenti per il suo prossimo speech.
“Non ho idee… non mi viene in mente nulla…”, mi ha detto sconfortato.
Talvolta può succedere che ti sia chiesto di tenere un discorso senza particolari indicazioni. E può succedere che – passato l’entusiasmo iniziale – tu dica: “Ok… va bene… ma di che cosa parlo…?”.
Le variabili da valutare possono essere tante.
Per esempio, l’occasione gioca un ruolo fondamentale: è una cena, una festa, una celebrazione, una conferenza di qualche tipo?
Poi chiediti quale può essere l’obiettivo del tuo discorso: intrattenere, informare, divertire, ispirare?
E ancora: dove terrai il discorso? (Sai che la location può essere un fattore fondamentale?)
Ti racconto una mia recente esperienza.
Qualche mese fa mi è stato chiesto di tenere un guest speech all’interno di un evento aziendale. (Cos’è un guest speech? E’ un discorso tenuto da un oratore esterno, ospite dell’evento.)
Dopo avere vinto l’istinto alla fuga, e la successiva perplessità, mi sono posta una domanda molto pragmatica: di cosa posso parlare?
Ho escluso quasi subito di dissertare di argomenti vicino al tipo di prodotto trattato dall’azienda (nello specifico si occupa di elettronica). Infatti o sei un’esperta del settore oppure rischi di fare una brutta figura se tenti di parlare di qualcosa che non sai.
Cosa feci dunque?
Visitai la location (nello specifico il Museo dell’Alfa Romeo) e le idee iniziarono ad affiorare.
Percorrendo i corridoi di quel magnifico luogo (ammirando le automobili esposte e lasciandomi trasportare dalla struttura narrativa dell’esposizione), ho iniziato a ricordare i tempi che furono e decisi di impostare il discorso sul “come eravamo”.
Iniziai una ricerca di notizie e immagini della quotidianità, seguendo la linea del tempo del museo stesso, focalizzandomi sugli ultimi 30-40 anni (per ragioni di età media del pubblico presente).
Fu come ripercorrere la mia vita: i ricordi emersero e – navigando nel web – mi divertii (e mi emozionai) nel preparare un immaginario viaggio nel tempo (non a caso l’esposizione del Museo si chiama “La Macchina del Tempo”).
Tutto questo senza mai dimenticarmi del Cliente: condivisi passo-passo la preparazione, per essere sicura che l’idea fosse approvata e ritenuta adatta all’audience.
Che cosa voglio dire con questo?
Voglio dire che le idee possono arrivare da qualsiasi direzione.
- Dal contesto nel quale andrai a tenere il discorso.
- Dal committente stesso.
- Dall’osservazione della vita reale.
- Da un articolo letto per caso, che ha stimolato la tua curiosità…
- Tutto può essere una fonte di ispirazione.
(Questo dissi anche alla persona che stava vivendo un vuoto di idee, e che sta attualmente preparando un discorso sulla base di una esperienza vissuta di recente.)
Quindi sii curiosa di ciò che vedi, leggi e sperimenti.
Tieni aperti i tuoi sensi, osserva il mondo.
E prendi appunti.
Perché da lì partiremo per la costruzione del tuo discorso nel mio workshop a DonnaON.
Ti aspetto!
Articolo scritto da Barbara Olivieri, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 4, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Potrebbero essere descritti come discorsi di vendita in base a ciò che sappiamo circa il comportamento umano attraverso le neuroscienze e, di conseguenza, hanno lo scopo di compiacere i desideri del cervello.
Uno degli insegnanti in neurovendite del nostro tempo, Jürgen Klaric, perfettamente coniato il motto di questa nuova strategia di marketing con il titolo del suo best-seller, “Vendi alla mente, non alle persone“.
I 3 cervelli
Sulla base della teoria sviluppata negli anni ’60 da parte del dottore e neuroscienziato Paul McLean, Jürgen Klaric spiega come il processo decisionale opera attraverso il modello di cervello trino che si compone di:
- Neocortex, la struttura razionale responsabile delle nostre funzioni più sofisticate e trovata solo nei mammiferi.
- Sistema limbico, la parte che è responsabile della regolazione delle emozioni, della memoria e di come interagiamo con ciò che ci circonda.
- Il cervello rettiliano, il meno evoluto di tutti, che controlla gli impulsi e l’istinto di sopravvivenza.
Pensi di comprare con la neocorteccia? Niente è più lontano dalla realtà.
Molti studi hanno dimostrato che l’istinto e le emozioni sono ciò che governa la maggior parte delle decisioni che prendi durante il giorno, indipendentemente dal fatto che siano legate al consumo.
Grazie all’avanzamento delle neuroscienze e della tecnologia, l’ipotesi strutturale definita da Paul McLean è oggi troppo semplicistica.
In realtà, i tre sistemi hanno co-evoluto formando una rete dove la separazione tra le parti è sfocata e la comunicazione viaggia attraverso di loro in modo complesso.
Per questo motivo, così come dicono gli esperti in neurovendite Braidot, Renvoise o Jürgen Klaric nel suo libro, anche se il rettiliano controlla gran parte del nostro comportamento, non puoi venderli solo a lui. Devi anche occuparti delle emozioni e della parte razionale della nostra mente cosciente.
Se vuoi vendere, devi convincere i 3 cervelli del tuo cliente.
Articolo scritto da Rosa Morel, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Feb 2, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Armonizzare cuore e cervello amplifica la nostra intuizione e l’azione della nostra intelligenza del cuore.
La complessità del cuore, partendo soprattutto dalle ricerche di Heartmath degli ultimi 35 anni, è sempre più oggetto di studi e chi prima dubitava che il cuore avesse una sua intelligenza, ora ha tutti i motivi per ricredersi.
Per millenni, nelle tradizioni antiche, dagli egizi alla Bibbia, il cuore è stato collegato alle nostre qualità positive, alla memoria personale, al centro del pensiero, dell’emotività, della personalità, insomma è stato considerato l’organo più importante del corpo.
Fu Leonardo il primo a comprendere che cuore e cervello fossero collegati e interdipendenti, connessi, ma con Cartesio iniziò un predominio del cervello sul cuore, che ancora ci portiamo dietro e che ha in qualche modo scisso questa unione cuore-cervello.
Quello che hanno scoperto gli studi di Heartmath, di cui sono la prima trainer italiana ufficiale, è che cuore e cervello sono codirettori e collaborano nella condivisione di informazioni più di quanto si poteva pensare, e ora sappiamo anche come.
Il cuore comunica al cervello attraverso il ritmo cardiaco, che non è assolutamente fisso, come potremmo immaginare – cioè il nostro battito non ha un ritmo standard, come se fosse un metronomo – ma è variabile: la variabilità del battito cardiaco (Heart Rate Variability – HRV), misurabile con un elettrocardiogramma, ma anche con un dispositivo ideato da Heartmath, è il dato cruciale che ci permette di comprendere molto della connessione cuore-cervello.
La variabilità del battito cardiaco è massima quando nasciamo ed è legata alla nostra salute: più distanza c’è tra i picchi massimi e i minimi, più siamo sani, flessibili, adattabili, pronti al cambiamento: quando siamo bambini essere flessibili e adattabili è cruciale per il processo di apprendimento, e, come cresciamo, la variabilità del battito cardiaco diminuisce, fine a diventare pari a zero, e lì arrivano le malattie serie.

La variabilità del battito cardiaco si può allenare e potenziare e a DonnaOn ti insegnerò come farlo: la cosa interessante è che uno schema di variabilità di battito cardiaco ci fornisce anche informazioni sul nostro stato psicofisico, sul nostro benessere e sul nostro allineamento cuore-cervello.
Quando abbiamo una HRV coerente, armonica, con onde sinusoidali, cuore e cervello sono in armonia, e questo è il modo che ha il cuore di dire al cervello che può andare al suo massimo. Viceversa, quando abbiamo una HRV caotica, cuore e cervello sono completamente disconnessi, e il ritmo cardiaco caotico compromette le funzioni avanzate del cervello, mandandolo in panne. È come se il cuore non desse il suo benestare al lavoro del cervello, minandone l’efficacia.
La nostra HRV è poi fortemente legata al nostro stato emotivo: quando siamo stressati e ansiosi, ma anche stanchi e depressi, la nostra HRV è caotica e minore, mentre quando proviamo emozioni legate alle frequenze del cuore, amorevolezza, prendersi cura, apprezzamento, calma, gioia, siamo in “coerenza cardiaca”, l’onda prodotta è armonica e il nostro cervello va alla grande.
L’Istituto di Heartmath ha ideato delle tecniche, semplici ed efficaci, per passare da un ritmo cardiaco caotico alla “coerenza cardiaca” e alla comunicazione e allineamento massimi tra cuore e cervello, stato che permette la connessione potente alla nostra intuizione e all’intelligenza del cuore.
Articolo scritto da Lara Lucaccioni, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Gen 31, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Hai presente quel peso sullo stomaco che senti per giorni, dopo aver accettato un compenso per la tua prestazione da professionista, che è troppo basso?
Sai perché a volte “non hai voglia” di andare a lavorare, magari provi rabbia nei confronti di persone che guadagnano di più di te, a pari capacità? Quello è un segnale che va preso sul serio. Come tanti altri segnali che ti offre il tuo corpo, quando si tratta di dis-allineamento con quello che sei, che vali realmente ma che guadagni alla fine del mese.
Nella nostra vita frenetica, e sempre concentrata sempre sul fare, fare, fare, non ci prendiamo mai il tempo di respirare un attimo, di entrare in contatto con noi stesse, e di ascoltare quello che ci dice il nostro corpo. Il nostro stomaco. Il nostro intuito. La nostra voce interiore. Perché se ci prendessimo il tempo per farlo, probabilmente diremmo di “no” a condizioni che già in partenza, nel nostro profondo, non sono adatte e non vorremmo accettare. Analizzeremmo le condizioni che ci vengono proposte da un’altra posizione, pensando attivamente alle alternative invece di pensare di non avere scelta.
Come fare per trovare il modo di farti pagare quello che vali?
- Impara a pensare “out of the box”, fuori dagli schemi
- Conosci i tuoi “paletti” prima di entrare in contrattazione
- Resisti alla tentazione di dire di sì troppo in fretta
- Abbi pazienza, sopporta la tensione emotiva prima della chiusura di un contratto
- Pensa che sul contratto e sul compenso tu hai il controllo
Inizia ad ascoltarti, anche seduta da sola con gli occhi chiusi, come durante la meditazione. Scopri quando il tuo corpo ti dice che è il momento di dire “no”, quando è il momento di chiedere di più, e soprattutto quanto di più.
Pensa di superare coscientemente e coraggiosamente i limiti che metti a te stessa, per imparare finalmente un modo nuovo di lavorare, di crescere, di vivere.
Articolo scritto da Giusi Valentini, speaker congresso DonnaON 2019

da Carina Fisicaro | Gen 29, 2019 | DonnaON, News dal Blog
Esiste il blocco dello scrittore. Ed esiste il blocco dello speaker (se così lo possiamo chiamare).
Non mi riferisco al blocco che può accadere sul palco: quel blackout mentale improvviso che ti lascia al buio quei pochi secondi che sembrano un’eternità (lo sai che l’amnesia può essere gestita grazie alla grande preparazione che ti permette di improvvisare?, ma questo è un altro discorso…).
Bensì mi riferisco a quel blocco che avviene durante la sua preparazione.
Sì, perché può succedere di arenarsi durante la stesura.
E può succedere in diversi momenti.
La cosa importante da tenere a mente è che non bisogna drammatizzare: sapendo che può accadere, quando avviene si può ovviare il problema in diversi modi.
Vediamone alcuni.
Un primo blocco può capitare dopo la prima fase di redazione.
Può infatti accadere che dopo avere scritto “a ruota libera” la prima versione del testo, nel tentativo di revisionarlo ci si blocchi incapaci di procedere.
Perché accade?
Perché ti ci sei talmente tanto immersa da ritrovarti incapace di assumere un punto di vista esterno utile a vedere il testo con occhi nuovi, consentendoti così una sua possibile revisione.
In questo caso due possono essere le soluzioni: la prima è il condividere il contenuto con qualcun altro che – a mente fresca – può offrirti un punto di vista nuovo; la seconda è staccare per un determinato lasso di tempo andando a fare altro (distrarsi per qualche ora facendo una passeggiata, svolgere altre attività diverse per tipologia,… insomma prendere mentalmente e fisicamente le distanze per qualche tempo, per riprendere con rinnovata energia).
Un altro possibile blocco (figlio del precedente) si verifica nella incapacità di scegliere cosa mantenere e cosa scartare.
Forse ti sarà capitato di voler dire tante cose (tutto quello che sai), senza lasciare nulla indietro.
Ma cosa può succedere in questo caso?
Può succedere di rischiare di dire troppo.
Con la conseguenza di perdere di vista l’obiettivo del discorso.
Rischiando di lasciare un senso di confusione o inconcludenza in chi ti ascolta.
Saper sfrondare, tagliare, selezionare è fondamentale per tenere alta l’attenzione del pubblico, mantenendolo focalizzato sull’idea che stai trasmettendo.
E il selezionare, lo scegliere, non vuol dire perdere per sempre ciò che non si riesce o non si può dire in quella occasione.
Uno dei capisaldi fondamentali da tenere in mente è che non si butta via niente.
Quello che non si riesce a dire oggi, tornerà senz’altro utile in altre occasioni.
Basta semplicemente metterlo da parte, in forma di appunti e stralci dalla struttura principale, per poterlo recuperare in futuro. Utile per sviluppare un nuovo discorso in una sorta di spin off.
Anche questo faremo nel workshop che terrò a DonnaON: individuare cosa dire e cosa no (imparando a farsi delle domande), archiviando per il futuro argomenti non adatti per l’immediato ma funzionali a sviluppare futuri approfondimenti per creare una sorta di banca dati per la tua comunicazione in pubblico.
Articolo scritto da Barbara Olivieri, speaker congresso DonnaON 2019
